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Laudes Regiae   08 giugno - 29 luglio 2007 Convento Santi Cosma e Damiano, Giudecca, Venezia

Laudes Regiae è un’opera che propone collegamenti trasversali tra eredità storica, percorso spirituale e contemporaneità socio-politica. Realizzata per gli spazi dell’ex Convento dei Santi Cosma e Damiano, edificato nel XVI secolo, consiste in diciassette elmi di vetro soffiato e satinato ispirati a una celata del XIV secolo, in immagini proiettate con diverse tecniche del Lupo di Passau, ossia il marchio che veniva punzonato sulle spade prodotte nel Medioevo nell’omonima cittadina tedesca e nella diffusione sonora delle cosiddette Laudes Regiae, ossia il coro per la Messa di Incoronazione del XI secolo. Laudes Regiae è il risultato della combinazione tra l’ambiente spoglio e minimale del Salone del Camino e i tre elementi installativi. L’illuminazione dell’ambiente è solamente quella solare, filtrata e diffusa da veli di tessuto bianco sistemati alle finestre così da rendere l’ambiente omogeneo, avvolgente e ieratico. Il titolo, Laudes Regiae, si riferisce alla definizione data ad un genere di invocazione liturgica con cui si accompagnava l’incoronazione dei sovrani nell’antichità e nella società cristiana. La figura di Cristo vincitore e re veniva utilizzata per acclamare imperatori, sovrani, vescovi e papi.

In pratica, con il “mantra” della ripetizione corale, la preghiera assumeva la funzione di confermare nell’inconscio popolare la derivazione divina del potere temporale.
Ernst Kantorowicz in Laudes Regiae, uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo, le definisce acclamazione che suona come affermazione diretta della potenza e della gloria in cui la figura di Cristo è quella militante del conquistatore. Attraverso un’analisi della valenza socio-politica-comunicativa delle Laudes Regiae, espressione di una sorta di “teologia politica” medievale, si possono notare sorprendenti elementi di continuità tra alcuni aspetti del mondo medievale e la nostra contemporaneità. G. Agamben in Il Regno e la Gloria ritiene che il potere moderno non è soltanto “governo”, ma anche “gloria” e “gli aspetti cerimoniali, liturgici e acclamatori che siamo abituati a considerare come un residuo del passato costituiscono invece tuttora la base del potere occidentale.

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Testi critici:


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