“Verso il Paese dei Fumi e delle Urla”, testo di Gadi Luzzatto Voghera, 2008, ita

Dove andiamo? Dove ci portano?

Al paese di Pitchipoi.

Si parte che ancora è buio, e ci s’arriva che già è buio

E’ il paese dei fumi e delle urla

Ma perché le nostre madri ci hanno lasciato?

Chi ci darà l’acqua per la morte?”

(Elsa Morante, La Storia, Torino 1974, p. 145)




“… anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo nemico non ha smesso di vincere”. 

(Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia, tesi n. 6)

Stelle e triangoli cuciti su logori pigiami a strisce, simboli a colori.Donne, uomini, bambini trasformati in cose anonime, stücken, pezzi da collocare nello scaffale della morte ad Auschwitz-Birkenau, Mauthausen, Treblinka.Triangoli e stelle che non sono in bianco e nero, non sono storia passata. Sono un patchwork colorato di memoria attuale. 

Dai palazzi del potere oggi ci dicono che per difendere le nostre mamme e le nostre  pance ingrassate sarebbe bene “usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino”, e che “nelle misure più drastiche applicate dal Nazismo e dal Fascismo c’era qualcosa di buono”. 

Allora, forse, il “Paese dei Fumi e delle Urla” siamo noi.