L’Aperitivo Illustrato | 2012

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    L'Aperitivo Illustrato | Enjoy the Art in Silence | intervista di Gaia Conti | n.57, aprile-maggio 2012

     

    Il tuo percorso artistico è attraversato dall'utilizzo di diversi media, dalla fotografia alla scultura, dal video all'installazione, si può dire che come artista hai diverse anime? Oppure c'è un fil rouge che collega le diverse manifestazioni del tuo lavoro?
    
    E' una questione che non mi sono posto, ho semplicemente realizzato quello che mi sentivo di fare in assoluta libertà senza restrizioni o limitazioni. Ho iniziato relativamente tardi a "fare l'artista", lasciando un'avviata attività di fotografo commerciale per rispondere ad un'esigenza di espressione creativa molto profonda e da circa tredici anni sperimento i media più diversi per dare risposta a questa esigenza. Comunque per rispondere alla tua domanda sì, una traccia che collega lavori così eterogenei, determinante una personale "poetica" c'è e, se si ha la pazienza di analizzare il mio percorso, questa traccia, fatta di rimandi formali e concettuali appare evidente e chiara. O almeno così mi è sembrato allestendo in forma antologica la mia ultima personale Back in Black al Museo di Ca' Pesaro dove seguendo in questo caso un fil noir ho riunito una serie di opere plastiche, un dittico fotografico e una video proiezione prodotti in questi tredici anni. 
    
    Da che cosa prendono spunto le tue opere? Sono frutto di un'intuizione oppure scaturiscono da un processo più analitico? 
    
    Dipende dal tipo di opera, per determinare le forme di una scultura o la composizione di un'immagine fotografica l'intuizione "folgorante" per me è essenziale. Invece nel concepire un progetto più complesso che prevede l'uso di diversi media come per esempio la video-audio installazione Eidetic Bush - frutto della combinazione di performance, fotografia, elaborazione digitale, una composizione di Luigi Nono, Caminantes … Ayacucho, scelta per la "tensione visionaria" ma anche per i riferimenti all'esoterismo visionario di Giordano Bruno - ecco, per questo tipo di opera è necessario un processo analitico che ti consenta di smussare, limare e calibrare al fine di ottenere un prodotto che possa ritenersi soddisfacente. 
    
    Pensi di esprimerti con un linguaggio accessibile a tutti?
    
    Credo di utilizzare un linguaggio potenzialmente accessibile a tutti pur creando opere e progetti che hanno vari livelli di lettura. Paradossalmente mi accorgo che la comprensione di un'opera a volte è più intensa nei "non addetti ai lavori" che scevri da pregiudizi, sovrastrutture e interessi da botteguccia si rapportano in modo aperto, diretto ed empatico con ciò che presento.       
    
    E' ora in corso "Enjoy the silence" presso la Shots Gallery di Bergamo che espone il Morucchio fotografo. Le immagini, scattate tra il 2008 e il 2011, ruotano tutte attorno al concetto di presenza-assenza, inclusione-estrusione; in ogni scatto si percepisce fortemente la presenza dell'uomo attraverso la sua evidente assenza. Che valore ha il rapporto uomo-natura nella tua ricerca?
    
    Il modo di rapportarmi al linguaggio fotografico negli ultimi tre anni è nettamente cambiato rispetto all'approccio reportagistico che avevo negli anni novanta. L'istintualità che ti permette di cogliere in maniera esteticamente valida un momento irripetibile fatto di movimenti, sguardi, posture, situazioni, che elabora un "racconto" in uno scatto si è evoluta in un'istintualità compositiva "pittorica" che porta alla creazione di immagini in cui, come scrive Cesare Colombo per Enjoy the silence , "Il segno strutturale ( una volta si diceva ‘la composizione’ ) è netto. In certi casi prevede campiture geometriche, in altri viene chiuso in aree curve molto ben profilate. I materiali ferrosi, arrugginiti, i muri intonacati o verniciati, i graffiti, i lembi di stoffa o plastica ... ci riportano ( se l’ occhio non è distratto ) alle visioni dell’arte non figurativa." Come hai notato in queste foto la presenza dell'uomo è solo evocata. Per rispondere alla tua domanda sul valore del rapporto uomo-natura, intendendo per natura non soltanto l'ambiente naturale ma ogni contesto in cui ci troviamo a vivere e operare, credo che la mia ricerca punti ad ottenere un' "estetica dell'ambiente"che pur in assenza della figura umana permetta di realizzare che "persona e ambiente formano un continuo." Citando ancora Colombo ":...tutti sono per ora nascosti, ma possiamo immaginarli senza fatica. L’ uomo è qui assente ma presente, tutto appare artificiale, eppure vissuto. Tutto è manufatto. A Cuba come a Venezia, o in Sicilia... Andrea non ha scampo. Lo incalzano richiami, luci ed oggetti, usati da tempo e che ci raccontano il tempo."
    
    Recentemente ti sei affidato al titolo di una famosa canzone degli AC/DC, "Back in Black", per introdurre la tematica portante della tua mostra, il tuo "ritorno in nero", nella sale di Cà Pesaro - Galleria internazionale d'arte moderna di Venezia. Anche in questo caso è il titolo di un successo, questa volta dei Depeche Mode, a dettare la poetica dell'esposizione. Stai dunque suggerendo allo spettatore di scrollarsi di dosso facili clichè interpretativi e di godersi il silenzio delle emozioni?
    
    L'utilizzo dei titoli di questi brani musicali dipende innanzitutto dall'assonanza formale che esprimono con le opere in mostra. Ammetto però che è anche un'espediente comunicativo; veicolare contenuti di un progetto artistico alla notorietà di queste hits credo aumenti l'interesse, la curiosità e un approccio più diretto del pubblico rispetto alla proposta artistica. Rispetto alla domanda su ciò che suggerisco allo spettatore e il silenzio delle emozioni, credo che l'arte comunichi primariamente stimolando emozioni nell'osservatore. Per avvertire l'emozione determinata dall'opera lo spettatore deve "silenziare" la mente per calarsi nell'intimità del rapporto con l'opera stessa. Quindi a proposito di espedienti comunicativi, con uno spot possiamo dire: Enjoy the silence, godetevi il silenzio per provare più emozione.
    
    Per chiudere vorrei chiederti cosa significa per te essere un artista in Italia oggi. Credi che la Penisola soffra di un eccessivo provincialismo?
    
    Ovviamente il sistema dell'arte in Italia non è esente dalle tipiche pratiche italiote della raccomandazione, del nepotismo e di atteggiamenti mentali come la superficialità, l'approssimazione, la faciloneria e la mancanza di meritocrazia. Negli ultimi anni il sistema si è totalmente deregolamentato, per esempio anche se sei un cane in Italia puoi essere presente come evento collaterale alla Biennale di Venezia se sei disposto ad affittare un palazzo, pagare un "critico", il catalogo, la pubblicità su riviste di settore che poi ti fanno la recensione con il copia/incolla del comunicato stampa, e alla fine pagare la somma più rilevante alla Biennale che non va tanto per il sottile nel concederti l'agognato loghino rosso attestante la collateralità del tuo evento. E poi disseminate per l'Italia le varie cricche capeggiate dal critico potente che di solito è direttore o presidente di museo o fondazione che ha sviluppato un complesso sistema di do ut des con la politica, le fondazioni delle banche, le istituzioni, l'Università, gli sponsor privati e quant'altro. Cricche pronte a "far fuori" chiunque si muova autonomamente da loro e che gestiscono tra l'altro folti gruppi di giovani artisti tirapiedi le cui caratteristiche più spiccate sono la fedeltà, l'ubbidienza, la soggezione a chi saltuariamente gli confeziona delle mostre "prestigiose". E per finire in folklore, senza parlare del genere "sciampiste con un anno di filosofia" i cui scritti "critici" e recensioni proliferano tra mostre e riviste specializzate, vogliamo parlare dell'invasione di concorsi artistici a pagamento che speculano sull'eccedenza del genere "artisti" e sulle loro aspettative e speranze di poter esporre - senza pagare pseudo gallerie per farlo - guadagnando somme ingenti e allestendo delle mostre da dopolavoro?  Ecco, credo che la penisola effettivamente soffra di eccessivo provincialismo.
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