“Morucchio tra Vero e Verosimile”, testo critico di Stefano Cecchetto, 2017, ita

C'è un tempo sospeso nelle fotografie di Andrea Morucchio, un tempo immobile che determina una condizione di passaggio, come se il luogo si staccasse per una frazione di secondo dalla realtà che lo ospita per trasferirsi dentro a un altrove metafisico. Certo è sempre l'occhio di chi guarda a determinare lo spostamento dell'immagine dalla dimensione reale a quella onirica, ma in queste immagini, che ritraggono la sequenza ordinata di un luogo/non luogo rimane un punto fermo nella maniera di fotografare di Morucchio e cioè quello di restituire un'autentica emozione visiva. 

L'itinerario di queste sue ricognizioni nel paesaggio post-industriale di Marghera riflettono una dimensione della memoria che riappare carica di favolosi e incerti significati al di là di ogni storica e immaginaria evidenza. È una concezione pittorica quella che Morucchio riserva alla scelta dei soggetti e ai cromatismi che identificano la sequenza organizzata di queste immagini, solo così si spiegano le ombre, i tagli di luce trasversali e quella dominante del colore accentuata dai riflessi. Gli elementi della natura in dialogo con l'architettura che emerge dal porto sepolto di una memoria industriale formano di per sé un paesaggio, anche se in realtà si tratta solo di una percezione di paesaggio, frammenti di una visione più ampia e decisamente sottintesa. Il 'punto di vista' adottato da Morucchio tende a percepire i mutamenti della luce e a rendere più visibile l'orizzonte e il singolo elemento che l'occhio inquadra nel suo campo visivo continua ad avvincere i nostri sensi. 

Nella fotografia di Andrea vige sempre questa continua alternanza tra macro e micro struttura compositiva dove il soggetto in primo piano non sempre è l'obiettivo principale dello scatto, ma diventa il pretesto per mettere a fuoco una linea periferica di orizzonte che poi si andrà a scoprire guardando più in profondità e verso un altrove più lontano. Osservare lo spazio attraverso l'ordinata fila di bricole e cavi sospesi che si diramano dalla poppa di una petroliera ormeggiata, resta un esempio emblematico di questa metodologia di ripresa, così come nella dimensione più diretta di quelle cisterne verdi che fanno da spartiacque cromatico al colore omogeneo del paesaggio, o dentro a quella pozza di liquido e fango color ocra dove svetta una gru: emblema industriale che sovrasta la scena e la domina. 

Si tratta quindi di un vero-verosimile quello che Morucchio intende presentare attraverso la fotografia, perché l'artista non frequenta la cronaca, egli rielabora la visione attraverso lo scatto temporale compreso all'interno di uno stato d'animo. Il suo 'paesaggio innaturale' può contenere elementi o frazioni di natura che entrano nel campo visivo, ma lo scatto richiede un momento ottico ed estetico che viene espresso solo attraverso la sensibilità del suo artefice. Il risultato di questa 'metamorfosi' compositiva sfugge tuttavia le regole di un sistema organizzato della ripresa, in quanto non stabilisce un ordine precostituito dal 'punto di vista' dell'autore, ma ne determina la variante in relazione agli elementi che l'occhio percepisce nel momento stesso in cui si scontra con l'immagine. 

Andrea Morucchio è un'artista che utilizza linguaggi differenti e questa sua particolare attitudine lo mette in relazione con un procedimento plurale che tende a sviluppare un rapporto mediatico tra le arti per il raggiungimento di nuove tonalità espressive. La visione di Marghera che Morucchio presenta attraverso queste sue immagini è quella di un luogo senza tempo, un contenitore senza 'contenuto', un ipotesi di paesaggio irreale o il possibile 'set' per l'ambientazione di nuovi scenari apocalittici. È una sorta di 'quiete prima della tempesta' come se il paesaggio restituisse una sua visione ultima in attesa di una mutazione o di una sua distruzione definitiva. Questa dimensione trascendentale della ripresa determina una Stimmung del luogo e permette di analizzarlo in maniera più emotiva: attraverso le diverse componenti del colore, ma anche con la percezione di uno stato d'animo preposto alla sfera malinconica del ricordo. Il paesaggio diventa quindi un elemento del vissuto che la fotografia restituisce scisso nei singoli elementi del pensiero che poi vengono ricomposti, tramite rapporti e connessioni personali, nell'unità di una visione centrale e definitiva. Tra il sentimento e la sua rappresentazione non esiste un prima e un dopo, l'uno è la conseguenza dell'altro, il soggetto è già di per sé la molla che fa scattare l'emozione, non resta che trasferirlo nell'intreccio di relazioni che affiorano nella sfera concettuale dell'artista, solo in questo modo la connessione tra la mente e l'anima sarà omogenea. 

Nelle immagini di Andrea Morucchio il sentiero di questa relazione reciproca è evidente soprattutto nei tagli di luce, nel gioco dei riflessi, nella ponderata struttura compositiva della 'scena'. In queste sue fotografie egli prova a restituire l'invisibile e a renderlo visibile, perché solo in questo modo il tempo virtuale del pensiero diventa la connessione indispensabile tra la memoria e la contemporaneità.
2017